Manifesto
La scelta identitaria di posizionamento non è uguale per tutti, così come i percorsi evolutivi.
Ho scelto un parassita per parlare della mia professione nel marketing e nella comunicazione digitale: una scelta insolita, forse un po’ scomoda, ma che racconta angoli che solitamente restano nascosti.
Strategia, Evoluzione, Adattamento
Ci siamo abituati a pensare che l’evoluzione sia un processo di cambiamento volto a renderci “migliori”. Ma migliori rispetto a cosa? A chi? In che contesto?
Ogni organismo ha una storia evolutiva propria che, in alcuni casi, è totalmente in controtendenza con ciò che definiamo “migliore”. Per questo la scelta di un parassita: per quanto lontano da qualsiasi idea di adattamento migliorativo, parassitare è una strategia evolutiva funzionale per la myxozoa. Non significa che lo sia per tutti.
Strategia, marketing e posizionamento lavorano in questa stessa direzione: trovare una nicchia ancora non occupata, individuare una propria identità, adattarsi al contesto. E nessuna strategia è standard: ognuno deve trovare la propria, anche guardando da un’angolazione scomoda.
Il cambiamento gentile non esiste
Sfatiamo un altro mito: il cambiamento arriva, volenti o nolenti.
L’unica cosa che possiamo fare è accettare che questo accada, e abituarci a cavalcare l’onda. Questo significa saper leggere il contesto, tradurre ciò che leggiamo in visione, strategia e azioni adattative che ci aiutino a surfare il cambiamento, senza farci travolgere.
La scelta di iniziare un percorso di marketing digitale non può essere fine a sé stessa: il marketing e la comunicazione digitale non sono magie. Non trasformeranno nessuna zucca in una carrozza. Ma ti permettono di intercettare il pubblico giusto e raccontare la tua zucca nel modo migliore per loro.
Ma a prescindere dal racconto, è il mercato a scegliere te: se un domani nessuno vorrà più mangiare zucca, a prescindere dal marketing, la zucca non verrà comprata. Il mercato non attende e non è lui ad adattarsi al prodotto.
Proprio come un parassita, l’idea che propongo non è sempre gentile: può essere anche dirompente, e mettere in discussione. Nessuno trova le idee migliori facendosi domande comode a cui sa già rispondere.
La pervasività del linguaggio
Infine, vorrei parlare di pervasività del linguaggio, ruoli della comunicazione e responsabilità.
Un atto comunicativo non è mai neutro. Trasmette un frame di pensiero, veicola concetti ed emozioni, costruisce. Scegliere come comunicare comporta delle responsabilità verso chi ascolta. Ed è necessario tenerlo a mente ogni volta che si parla ad un pubblico ampio, di cui conosciamo caratteristiche generali ma non possiamo conoscere quelle particolari.
Una comunicazione fatta senza responsabilità, proprio come un parassita, può avere effetti negativi su chi la riceve. Ma, a differenza dei parassiti, può avere effetti negativi anche su chi la conduce.
Questo vale anche nell’era dell’intelligenza artificiale, un’epoca dove testi apparentemente neutri possono nascondere errori, riproporre frame di pensiero standard ed essere ragionati a partire dagli stessi bias che caratterizzano la comunicazione umana. Ma con maggiore fiducia nel risultato generato e minori verifiche.
Questa sono io, e questo è come lavoro: osservo, studio, testo angoli nuovi e unici, propongo idee, anche scomode. E so dire di no, se vedo che il limite non è legato al marketing o alla comunicazione.
