Sanremo e i duetti, a lezione di brand e coerenza
Oggi vorrei parlare della serata duetti di Sanremo (la mia preferita) per capire come mai ci piace così tanto e cosa ci dice su brand, identità e comunicazione.
La serata duetti, a detta dello stesso conduttore, è “la serata più attesa” di tutto il festival, anche definita dai giornali “uno spettacolo dentro allo spettacolo”. Cosa la rende così speciale? Alla fine, si tratta di una serata dove vengono proposte cover di brani già noti al grande pubblico e che non ha alcun effetto sulla classifica finale del festival.
Ci ho riflettuto, e sono arrivata alla conclusione che ciò che la rende così speciale sia un mix tra identità degli artisti, varietà della proposta e coerenza. Tutti aspetti che riguardano i principi base della comunicazione.
Parliamo di varietà
Negli ultimi anni, dopo un’iniziale apertura a vari generi e cantanti (anche con vittorie di brani che non ricalcassero lo stile della “classica canzone italiana”), Sanremo ha visto un nuovoappiattimento generale verso un unico stile standard, quello appunto della classica ballata sanremese.
Non c’è stata una rivalutazione riguardo agli artisti, che continuano ad essere scelti all’interno di un ventaglio sufficientemente rappresentativo di vari generi musicali, ma la proposta che questi portano ha subito una progressiva conversione verso un unico stile.
Non posso conoscere le ragioni, ma immagino che la scelta sia dovuta alla percezione che quel tipo di musica possa più facilmente piacere al pubblico e quindi i brani abbiano più chance di vincere il festival.
Questa scelta però ha un prezzo. Innanzi tutto, l’intero festival sembra una costante ripetizione di sé stesso. Già di suo è un format ripetitivo, dove per 4 sere sentiamo sempre gli stessi brani e vediamo sketch più o meno uguali susseguirsi dal martedì al sabato sera.
Se aggiungiamo che le canzoni proposte sono tutte simili tra loro, il risultato è l’impressione di vivere per quasi una settimana gli stessi 20 minuti. E, soprattutto, non ricordare molte delle canzoni e degli artisti in gara.
La serata duetti, in questo contesto, diventa un momento che rompe con lo schema, proponendo varietà a 2 livelli:
- I brani proposti sono solitamente molto diversi fra loro, per genere, stile e interpretazione
- È diversa dalle altre serate
Identità
Un altro aspetto che trovo interessante, sia la sensazione di “tradimento” che le fan-base degli artisti vivono quando questi portano sul palco brani molto molto lontani dal proprio stile. Parliamo di artisti rock, artisti punk, artisti trap che per l’occasione snaturano la propria identità canora e si allineano allo standard della ballata classica.
Questa scelta, che può sembrare funzionale a entrare nel sistema del festival e a vincere, in realtà spesso è controproducente. Infatti genera una dissonanza all’interno del pubblico, che ha delle aspettative ben definite sullo stile degli artisti, e contribuisce ad appiattire il livello generale delle serate.
In questo contesto, la serata duetti diventa una sorta di sfogo, un momento che permette a tutti i cantanti di esprimere quello che realmente sono, di interpretare brani che sentono propri con uno stile che li rappresenta. La scelta dei brani diventa molto varia, così come le modalità di interpretazione di questi brani.
Credo che il fatto che la serata duetti non incida sulla classifica finale giochi un ruolo importante in questa scelta, perché per una serata gli artisti possono smettere di performare per vincere e possono, invece, proporre una performance fine a sé stessa, come d’altronde ci aspettiamo sia una performance artistica.
Coerenza
Tornando all’identità, la coerenza che cerchiamo non si limita solamente allo stile, ma è ricercata anche nel legame tra forma e contenuto. Siamo sicuri che le barre di un brano rap abbiano la stessa forza se inserite in un pezzo di musica classica? Siamo sicuri che, ad esempio, “Non ho l’età” possa trasmettere le stesse sensazioni se rivisitato ad esempio in chiave heavy metal?
Io no, non ne sono sicura. I generi sono rappresentativi non solo degli artisti che li interpretano ma anche dei contenuti che raccontano e delle sensazioni che generano. E non tutti i testi, non tutte le emozioni si sposano con “la classica canzone italiana”
Questo cosa ci dice?
Be’, alla fine qualunque sia la canzone e lo stile portato a Sanremo, a vincere sarà solamente un brano. Ad essere ricordati, quanti saranno? Se sembrano tutti lo stesso brano probabilmente nessuno.
Quindi, vale la pena snaturarsi per emergere?
In questo contesto sembra di no, e direi che il discorso vale anche in altri contesti, come quello della comunicazione dei brand.
Identità, varietà e coerenza sono valori importanti da proporre nella propria comunicazione.
Perché se tradiamo la nostra identità in funzione di una comunicazione diversa, solo perché per altri ha funzionato, questo si nota. La comunicazione stride e risulta incoerente con quello che è il brand. Inoltre, comunicando tutti allo stesso modo finiamo in un grande calderone dove sono si riconosce più chi dice cosa.
Quindi, perché la serata duetti è così speciale?
Perché è l’unica delle 4 serate che ancora ci permette di seguire 5 ore di show senza annoiarci e ci fa ricordare le performance che abbiamo viste. È quella che, grazie alla sua varietà, diventa più rappresentativa, andando a colpire tutta quella fetta di pubblico che non ascolta le classiche canzoni italiane.
È l’unica serata dove l’identità degli artisti torna in modo forte, dirompente e coerente.
E se anche tu ami la serata duetti, forse è arrivato il momento di chiederti se ti sei snaturato per raccontarti in chiave “classica ballata” o se, invece, stai comunicando chiaramente chi sei al tuo pubblico.
Per oggi è tutto.
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